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CAPITOLO 2: Nosy Be e il suo "Manto di Stelle"

Al termine di questa singolare esperienza siamo riapprodati a Nosy Be. I giorni in cui abbiamo condiviso quei pochi metri cubi a disposizione del nostro supporto galleggiante non avevano fatto altro che tessere una trama che intrecciava le nostre anime curiose facendo in modo che il risultato finale fosse un prezioso tessuto che avvolgeva affinità, stima e amicizia.

Nelle prime ore in cui abbiamo toccato terra ferma la sensazione era quella di camminare su un supporto molle e sconnesso e per quasi tutta la notte successiva il 'mal di terra' stava per prendere il sopravvento. Ma non trascorse troppo tempo perchè a distanza di poco fossimo già sulla nostra barca di appoggio, noleggiata insieme alle bombole presso un centro della zona, per riprendere le nostre attività subacquee.

Sempre perchè io credo, con convinzione, che Nosy Be non tradisce, le emozioni non sono tardate ad arrivare. Il mare pullulava di mangianze e la sua superficie era ricca di plancton. Stavolta il supporto del nostro amico marinaio Fernand è stato fondamentale. Le sue qualità? A differenza dei nostri precedenti "leprotti" conosceva già le rispettive abitudini di ognuno di noi sulla preparazione delle attrezzature, di conseguenza equipaggiamento sempre pronto alla perfezione; una vista da falco che scruta l'orizzonte; non meno importante, competenza sulle arti marinaresche e tanta pazienza! Ecco, lì a largo, ci siamo lanciati sulla prima macchia ribollente di pesci in frenesia alimentare. Luca irto a prua, Fernand al timone e Bibi pronta con dispositivo GPS. Finalmente la prima pinna affiora dalla superficie e un'ombra imponente si scorge appena sotto il pelo dell'acqua. E' lui, il mio primo squalo balena! Rincorso per i mari di mezzo mondo era lì. L'esaltazione ci aveva assaliti tutti, ma l'inesperienza aveva colto alcuni di noi impreparati. Non avevamo ancora le pinne ai piedi e le maschere non erano ancora attrezzate di snorkel, così, mentre i cineoperatori erano già scivolati silenziosamente in acqua, io mi sono trovata nel panico di non sapere cosa fare, fino a quando l'ombra scura non si è diretta proprio in direzione della barca. A quel punto, sguardo fuori bordo, quella che era una macchia imponente si è tramutata in un manto luccicante di stelle che sotto il velo trasparente dell'acqua sembrava emettere tante lucine splendenti. Si può solo lontanamente immaginare l'emozione sbalorditiva di assistere per la prima volta ad uno spettacolo che paralizza l'animo come in preda alla sindrome di Stendhal.

Così è iniziata la nostra incredibile avventura con gli squali balena, che da quel giorno sono stati chiamati "Manto di Stelle". Una mangianza dietro l'altra rivelava la presenza costante di queste cosmiche, giganti e innocue creature che si cibano solo di minuscoli organismi. A noi non restava che inseguirle di miglio in miglio, tuffo dopo tuffo.




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